♥♥♥Amore-Angeli-Poesia♥♥♥
24/06/2009
Per sempre nel mio cuore

Massimo-Hogan

 

Per sempre nel mio cuore


La moto sfrecciava lungo la sopraelevata di Sampierdarena. Hogan amava la libertà, sentire il vento tra i capelli, ma soprattutto amava la sua moto, costruita pezzo per pezzo con le sue mani. Ricordo ancora ora quando me ne parlava, i suoi occhi brillavano, era fiero ed orgoglioso di quel cimelio, ne parlava come se avesse parlato di una bella donna della quale non poteva fare a meno. Hogan, un ragazzo di appena 23 anni, il 10 luglio del 1993 ne avrebbe compiuto 24.

Conobbi Hogan nel novembre del 1992, ero appena tornata a Sampierdarena dopo un lungo periodo trascorso a Rapallo ad aiutare a ristabilirsi la sorella di mio papà.

Non ne potevo più, volevo finalmente prendermi cura del mio corpo, avevo bisogno di riprendere i miei giri, di vedere le mie amiche, di frequentare le persone della mia età. Ero molto giovane e avevo tanta vitalità ancora da tirare fuori.

Salii le scale della palestra convinta di trovare Roberto, invece mi ritrovai a parlare con un ragazzo dagli occhi azzurro chiaro. Da subito mi colpì il colore dei suoi occhi, così chiari, sembrava di tuffarsi nell' artico... diedi le mie generalità e mi compilò la scheda per poter conseguire le lezioni di ginnastica che lui stesso faceva. Ero imbarazzata, per la prima volta un ragazzo che riusciva a sostenere il mio sguardo senza mai abbassare gli occhi, lo feci io, timidamente arrossii.

Si chiamava Massimo, proprio come il mio fidanzato, che coincidenza, pensammo entrambi. Frequentavo la palestra tre volte alla settimana, a poco a poco ci sciogliemmo. In principio anche Hogan stava sulle sue, poi cominciammo a confidarci, almeno così pensavo, Hogan mi raccontava poco di sé, ma voleva sapere tutto di me, tanto da esprimere un giorno il desiderio di voler conoscere il mio ragazzo... Massimo mi raccontò di avere una tartaruga, viveva sul terrazzo e in quel periodo era in letargo, forse mi aveva detto anche il nome, ma ora non lo ricordo più. Quando facevo la ginnastica i nostri sguardi si incontravano, mi capitava di fare degli esercizi e di trovarmi a cercare i suoi occhi, ed erano lì, non mi lasciavano mai. Quegli occhi parlavano tanto, la bocca era chiusa.

A volte facevo la furbetta, non mi andava quasi mai di fare la ginnastica a terra, preferivo usare i pesi, lui lo sapeva e puntualmente mi beccava e mi sgridava tanto da farmi fare alcune volte più esercizi del solito. Io brontolavo, però alla fine sapevo che lo faceva per il mio bene. Arrivammo perfino ad un compromesso: “se faccio tutti gli esercizi che mi hai dato, mi prometti che mi porterai in moto?”

Stentavo a credere che dalla mia bocca fosse uscita una domanda del genere, eppure gliela feci senza tanti peli sulla lingua, non era da me, ero sempre così gentile ed educata, timida e riservata... ma quella volta fui io a parlare, forse, a distanza di anni comprendo che in qualche modo volevo fare il primo passo. Non sapevo esattamente cosa mi accadeva, stavo bene quando andavo in palestra, ero contenta di vederlo e contenta di parlare con lui e di ascoltarlo. I nostri dialoghi però erano principalmente basati su degli scherzi reciproci o punzecchiamenti vari. Ad esempio mi diceva che quando la domenica mi vedevo con il mio fidanzato, sperava che piovesse, ed io rispondevo che speravo che venisse il diluvio universale così non poteva andare a Firenze. Erano battutine un po' sciocche, dette così non dicono nulla, ma eravamo fatti così, ci divertivamo con il poco, ci sentivamo complici in qualcosa che stava nascendo, ma allora non lo sapevo, non capivo, o probabilmente non volevo capire, avevo paura, eravamo molto simili ma la libertà che aveva lui a me non era data, avevo degli orari, genitori abbastanza rigidi.

Arrivò la festa della donna e trovai sopra lo zaino tre rose rosse, sapevo che me le aveva regalate lui e quando scesi le scale per andare a ringraziarlo negò il tutto. Massimo era così con me, prima di andarmene però mi strizzò l'occhio. Andai a casa e quando suonai il citofono mia mamma mi disse che c'era una sorpresa per me, era un mercoledì e di solito veniva il mio ragazzo, così nascosi le rose per non fargliele vedere, non volevo urtare la sua sensibilità, oppure egoisticamente volevo mantenere il riserbo su una cosa che era solo mia.

L'estate ormai si stava avvicinando, nel mese di maggio avevo già cominciato ad andare al mare e spesso Hogan mi chiedeva dove andavo: io continuavo a giocare, rispondevo e non rispondevo, facevo la difficile, ma non lo facevo appositamente, mi veniva così spontaneo, mi imbarazzavo...Poi la mia amica con la quale ero solita uscire mi disse mentre eravamo sulla spiaggia: “lassù c'è un ragazzo che continua a guardarti”. Era lui, sulla passeggiata a mare, seduto sopra la sua moto. I soliti se, se fosse stato ora, con l'esperienza, la maturità acquisita mi sarei sbracciata per salutarlo e per invitarlo a scendere... invece mi sono nascosta, non volevo farmi vedere in costume, non volevo, ero agitatissima. Perché? Lui se ne andò e tante volte nel corso degli anni mi sono data della stupida.

Ormai si stava avvicinando il giorno della partenza per la montagna, il 26 giugno sarei andata con mia mamma a raggiungere mio padre che era partito prima di noi perché doveva fare l'orto, andai in palestra da Massimo per salutarlo, era un mercoledì il 23 giugno, quel giorno parlammo tanto, c'era poca gente in palestra, mi disse che voleva venirmi a trovare se glielo permettevo ed io per la prima volta acconsentii. Non mi tirai indietro e quando arrivò il momento di lasciargli l'indirizzo mi disse di tornare il venerdì del 25 giugno, così potevamo vederci ancora, acconsentii nuovamente, me ne andai contenta e questa volta non erano solo i suoi occhi a parlare, la sua bocca si muoveva in continuazione... dopo mesi e mesi di palestra ormai avevamo rotto il ghiaccio.

Venerdì 25 giugno accompagnai mia mamma dall'estetista, non vedevo l'ora che finisse, dovevo andare da Massimo, gli avevo promesso l'indirizzo e che sarei andata a salutarlo prima di partire. Incontrai un poliziotto che era solito frequentare la palestra, scherzava e rideva come al solito, poi mi disse che era davvero un peccato che Massimo fosse morto... Non capivo, e continuava a chiedermi come stavo... io gli rispondevo bene e che quello era uno scherzo di cattivo gusto. Il poliziotto quando vide che non sapevo nulla mi disse che era su tutte le locandine di Genova e che c'era un grosso articolo sul giornale. Come un'automa mi avviai verso l'edicola, era lì... Massimo era sulla locandina, era sul giornale... Non capivo, impossibile dovevo andare da lui, lui mi aveva detto di andare venerdì in palestra, lui mi aveva detto di andare a salutarlo prima di partire... Ero seduta nella sala d'aspetto ansiosa che l'estetista si sbrigasse con mia madre, volevo andare in palestra, ero convinta di trovare Massimo nella sua solita postazione, in cima alle scale, dietro alla scrivania a scrivere. Continuavo a guardare la foto sul giornale, anzitutto non c'era scritto Massimo ma Piergiorgio, quindi non era lui, si certo, la foto gli assomigliava ma poteva essere un sosia, lessi l'articolo una decina di volte, ma non capivo niente, i pensieri continuavano ad accavallarsi nella mente. Poi finalmente mia madre finì, la riaccompagnai a casa e andai di corsa in palestra.

Suonai il citofono, aprii la porta sempre con la convinzione di vedere Massimo... c'era Roberto, riuscii solo a dire che allora era vero... mi parlò lui, altri ragazzi che erano lì, non lo so' cosa mi dissero, non capivo niente, niente... avevo la mente annebbiata, ero sconvolta... dissi con un filo di voce che ero andata a salutarlo perché glielo avevo promesso, me lo aveva fatto promettere...

Sono scappata piangendo, entrata in casa mi sono chiusa in camera e ho pianto fino ad addormentarmi. Ho sognato Massimo quella notte: mi trovavo in un giardino e c'era un po' di nebbia, piangevo... piangevo tanto finché dietro alle mie spalle una voce mi chiese perché piangevo e io risposi a quella voce che era morto il mio più caro amico. Lui mi rispose che non dovevo piangere, che lui stava bene. Mi girai e vidi Massimo che era serio, non voleva che piangessi. Mi sono svegliata e stranamente ero felice di averlo sognato.

Sono partita il giorno che avevamo stabilito con mia mamma, sabato 26 giugno, il giorno in cui hanno fatto il funerale a Hogan. Non ci sono andata, non me la sono sentita.


Ogni volta che qualcosa mi preoccupa, ogni volta che sto male sogno Massimo, è come se fosse il mio angelo sotto un certo aspetto, nei sogni lui mi fa capire che mi è vicino, che non mi ha lasciato e che non mi lascerà mai....

Sono passati 16 anni dalla scomparsa del mio amico Massimo, di Hogan come si faceva chiamare dai demon eyes... Ogni tanto vado al cimitero a trovarlo, non abito più a Genova, ma le volte che vado gli lascio sempre tre rose rosse...

Sei sempre nel mio cuore Massimo, sempre, non ti ho mai dimenticato. Oggi, 16 anni fa te ne sei andato, ma sei rimasto e rimarrai per sempre nel mio cuore.


24 giugno 2009

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17/06/2009
Sinergia

foto trovata nel web

Sinergia



Tempo fa in un'antica valle ai confini tra la Toscana e il Lazio, viveva un poeta. Era solo, la moglie l'aveva abbandonato, ne soffriva a tal punto da non credere più alle donne, così si isolava sempre di più dal mondo. Le sue giornate trascorrevano costantemente con la penna e il pennello in mano. Oltre a scrivere poesie era anche un artista e dipingeva spesso volti femminili. Un giorno decise di andare al mare, non ne poteva più di vivere chiuso in casa. La giornata era splendida, le onde lentamente carezzavano la riva gremita dai gabbiani, depose la tela sul cavalletto e cominciò a dipingere il mare, poi come in estasi cominciò con il pennello a scrivere un verso e poi ancora un altro verso, ancora fino a riempire la tela di parole. Nel mentre una donna gli si avvicinò incuriosita per scorgere il dipinto che egli stava facendo. Rimase a lungo a contemplare le parole che aveva appena letto, era una poesia d'amore, una poesia colma di rimpianti e di solitudine. Guardò l'autore e vide che stava piangendo. La donna allora gli prese la mano e se la portò al viso fino ad arrivare a baciargliela. Quel gesto impressionò a tal punto l'uomo da non riuscire a smettere di piangere. Si sedettero uno accanto all'altro e cominciarono a conoscersi. L'uomo si chiamava Mirko e proveniva dalla collina che si scorgeva dalla spiaggia, la donna invece Chery ed era venuta a trascorrere alcuni giorni presso una sua amica. Come per incanto i due parlarono a lungo confidandosi vicendevolmente, da subito si instaurò un rapporto di fiducia e affetto, complice l'amore per la poesia. Trascorsero un intero giorno insieme, perdendo la nozione del tempo, decisero così di rivedersi il giorno seguente, stessa ora stessa spiaggia, con la promessa di portare i loro scritti.

Mirko per la prima volta dopo tanto tempo, rientrò in casa con la sensazione di stare bene, una pace e una calma interiore si era impossessata di lui, ma i ricordi ben presto cominciarono a riaffiorare e l'umore che l'aveva accompagnato per tutto il giorno svanì, abbandonandosi ancora alla nostalgia, alla rabbia e alla delusione di credere fervidamente che tutte le donne erano simili. Chery dal canto suo era incuriosita e impensierita per quell'uomo che tanto l'aveva colpita, i versi di lui tornarono alla mente, strazianti, colmi di amarezze e delusioni. Voleva comprendere e cercare in qualche modo di alleviare le sue pene, impaziente andò a coricarsi presto per poter così aprire gli occhi e correre sulla spiaggia da lui.

L'alba ebbe inizio ed un merlo si posò sulla finestra della stanza dove dormiva Chery, la quale sentitolo saltò di corsa giù dal letto. Fece la colazione, prese le sue poesie, salutò l'amica che ancora dormiva, prese le sue poesie e si avviò verso la spiaggia. Non c'era nessuno, allora Chery pensando che in effetti era arrivata prima del tempo, decise di avviarsi verso il bar per prendersi un caffè sulla veranda, così avrebbe potuto vedere l'arrivo del suo amico. Trascorsero un paio d'ore e dell'uomo ancora non c'era nessuna traccia.

Mirko dormiva con la testa chinata sui fogli, aveva trascorso l'intera notte a scrivere e alcuni fogli erano sparsi sul pavimento. Il gatto lo svegliò reclamando il cibo che ancora non gli era stato dato. Barcollando e con le ossa indolenzite si avviò verso il frigo dove prese il latte per il suo amico felino. Doveva fare qualcosa ma non ricordava cosa, si, aveva un appuntamento con la donna che aveva conosciuto il giorno prima. Era stranito, una parte di lui diceva di prepararsi per raggiungerla, l'altra invece non ne aveva voglia, si crogiolava nel dolore. Guardandosi attorno vide la casa in disordine, i piatti accumulati nel lavello, la roba sporca calzini e camicie sparse sul divano, i libri accatastati sul pavimento, per la prima volta si accorse che viveva in condizioni pietose. Andò in bagno, si fece una doccia e decise che da quel giorno le cose sarebbero cambiate.

Prese le sue poesie, uscì per andare da lei.

La donna vedendo che il poeta non arrivava decise a malincuore di andarsene e mentre passeggiava sulla spiaggia si sentì chiamare, era lui che le correva incontro.

Mirko si scusò per essersi fatto attendere così a lungo, raccontò della notte passata a scrivere e di come si era addormentato, ma a lei non importava più nulla, era lì ora, con lei, era arrivato e questo la riempiva di felicità.

Si scambiarono le poesie, decisero di leggerle ognuno per conto proprio allontanandosi. Chery si sedette sugli scogli, mentre Mirko rimase sulla spiaggia.

Il quaderno di Mirko aveva la copertina nera ed i suoi scritti con l'inchiostro nero. Mentre il quaderno di Chery aveva la copertina bianca ed i suoi scritti con l'inchiostro blu.

Chery comprese che il tutto aveva un suo significato.

Mirko scriveva poesie dettate dalla tristezza, dall'abbandono di una donna che lui tanto aveva amato, poesie prive di speranza, circondato dal buio totale, colme di rabbia, di amarezza, prive di luce. Una poesia in particolare la colpì:


Io sono il buio


Vivo di notte

con i demoni

che mi assalgono.

Non ho più paura

sono la mia compagnia

dannato, perduto

non v'è amore per me,

anima alla deriva

sconsolata.

Rancoroso mi crogiolo

al ricordo di lei,

donna superba

austera,

priva di sentimento

amante di tutti.

Ha fondato il coltello

nel mio cuore

dolore assordante,

non lecco le ferite

lascio che sanguino...

Donna con gli occhi

di fuoco

hai posseduto

l'anima mia

cinicamente

burlandoti di me

te ne sei andata

ed io...

ed io sono sprofondato,

nell'inferno

diventando il buio.


Non poteva l'amore, seppur malato, distruggere l'anima di una persona sensibile e docile di quell'uomo che Chery sentiva che era. La poesia che invece colpì in particolar modo Mirko fu la seguente:


Mio dolce poeta


Paesaggio estivo

dove le onde

carezzano la riva

e nel cielo terso

si stagliano i gabbiani

che felici

volano verso il sole.

Profonda pace

nel mio essere

che gode la luce

di questa mattina...

sulla spiaggia deserta

un'artista imprime

sulla tela

la poesia dell'amore

perduto.

Carezzo il suo volto

asciugando la lacrima

che scorgo

donandogli un poco

di conforto.

E nel mio cuore

raccolgo il suo lieve

sorriso,

una luce nei suoi occhi

mi colpisce,

la speranza

che nasce.

Osservo il cielo

ed i gabbiani

se ne sono andati

lontani

circondata dalla luce

del tramonto

l'artista

con la tela

se ne va...

Va mio dolce poeta

esplora la notte

non più fatta di buio,

con la tremula candela

scrivi le note

che compongono

la nostra melodia,

l'incontro di due anime

opposte

ma che si cercano

e hanno bisogno

l'una dell'altra.


Anche Mirko rifletté a lungo sulle parole di questa poesia, sentiva nascere la speranza dentro di se, la giovane donna vestita di bianco e lui vestito di nero... Due colori fondamentali per creare una sinergia, il grigio.

La vita è fatta di molti colori, pensò tra se, non si può vivere vedendo tutto bianco o tutto nero, bisogna sempre creare una via di mezzo, il grigio che è l'equilibrio fondamentale per poter andare avanti bene.

La luce non può fare a meno del buio ed il buio non può fare a meno della luce.


Il sole cominciava a calare, l'ombra di due corpi, mano nella mano si avviavano verso l'orizzonte. Una nuova vita li attendeva, una vita colma di amore.


27 maggio 2009

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06/06/2009
Sole di primavera

 

Sole di primavera


Cinciallegra che canti

sotto i rami

che s'accingono a rinverdire

il bosco stanco

di essere nudo

rallegri il mio spirito

non più tumultuoso

e godo della tua presenza

così simpatica

per nulla infastidita

da un canto

che mi viene voglia

di imitare

con un fischio.

E rispondi al mio chiamarti

con gorgheggi più elevati.

E ti osservo

mentre il sole

di primavera

estende il suo raggio

sul tuo manto

che brilla luminoso.

Sei bella

e mi emoziono

al tuo essere

così gentile.


2 maggio 2009

Postato da prediletta alle 09:48 | permalink | commenti (1) - Torna su







15/05/2009
La mia melodia

foto tratta dal sito: www.pallotti.it

La mia melodia

Tra una lacrima ed un sorriso
vado componendo
la mia melodia.
La bacchetta tra le mani
due tocchi sul ramo
ed il merlo comincia
il suo canto...
La cinciallegra
con la capinera
cantano in coro.
I corvi gracchiano
il tempo
il falco si posa
sulla cima dell'albero...
mentre il pettirosso
saluta dolcemente.
L'orchestra è numerosa
accorrono gli animali
del bosco
e la natura canta...
Caprioli, daini,
pecore ed agnelli,
ghiri, scoiattoli
danzano con i miei gatti,
ed il cane con i lupi
allontanano gli intrusi.
Non v'è spazio per l'odio,
nè per l'invidia,
la mia melodia
è composta dalle note
dell'amore.
In prima fila, orgogliosa
c'è lei, l'amica del mio cuore
applaude tanto da spellarsi
le mani...
Ed io abbandono il male,
la sofferenza
innalzando la mia anima
verso la luce,
dove il mio vero essere
risiede.
Addio tristi pensieri,
fate parte del passato,
nuove melodie m'attendono
in questo presente
ricco di speranza.

15/05/09

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14/05/2009
Il significato dei colori di quei sassi

 

foto trovata nel web

Il significato dei colori di quei sassi

Questa notte ho fatto un sogno: passeggiavo sulla sabbia e raccoglievo tanti sassi di vari colori, tra i quali il nero, il bianco e il rosso. Non ero sola, accanto a me c'era un uomo, gentile e il suo sguardo emanava luce e amore.

Ad ogni passo che facevo, l’ uomo mi indicava quale sassolino raccogliere e del colore che voleva lui. Poi mi disse di dividere i colori e contare quanti erano i neri, quanti i bianchi e infine quanti erano i sassolini rossi.

Mi ritrovai ad avere quelli bianchi e neri della stessa quantità, mentre di rossi ce n'era solo uno.

Allora gli domandai cosa voleva dire tutto questo e lui mi disse:

"Cara Elena, i sassolini neri, sono le paure e le incertezze che hai ogni giorno della tua vita, quelli bianchi i problemi e le paure che hai affrontato, quello rosso l'amore che ti viene donato.

Così, triste e sconsolata gli dissi:

"Ho ricevuto solo così poco amore?"

Ed egli mi rispose:

"la quantità non ha alcun significato rispetto alla qualità. Se tu osservi il sassolino rosso dovresti aver notato che brilla di una luce più intensa rispetto agli altri....e quell'amore che ti viene donato proviene da una fonte unica al mondo e in tutto l'universo, perché è l'amore di Dio ed Esso non lo si può paragonare o quantificare perché nel tuo cuore sempre risiederà".

Felice ed entusiasta di quanto l'uomo mi aveva raccontato, alla fine non resistetti e gli chiesi chi era, ed egli rispose:

"Sono l'angelo che ti è stato affidato per accompagnarti ogni giorno della tua vita terrena, anche nei sogni"...

Mi svegliai e trovai accanto al mio letto un sassolino rosso che brillava.

25/05/04

Postato da prediletta alle 21:53 | permalink | commenti (1) - Torna su







Il vecchio e il sole

 

immagine trovata nel web

Il vecchio e il sole

 

Tempo fa, in una casa isolata in campagna, viveva un uomo tutto solo. Di tanto in tanto riceveva la visita della figlia e ogni volta che ella entrava in casa il vecchietto solea dire: "Oggi c'è il sole, gran bella giornata!!". La figlia andava a trovare il padre rimasto vedovo ormai da parecchi anni, ogni volta che il tempo glielo concedeva, il lavoro, la casa da mandare avanti , i figli da accompagnare a scuola, un marito... sì premuroso ma altrettanto esigente.

"Papà, come stai? Passato il dolore alla schiena? E le gambe come vanno? Mangi abbastanza? Mi sembri dimagrito.... Ti ho portato la torta di erbette che ho preparato a mezzo giorno, è ancora calda... Papà sta piovendo, dove lo vedi il sole?". Ogni volta le solite domande, ma ogni volta al vecchio gli si gonfiava il cuore di gioia e mai si lamentava delle visite veloci e sporadiche della figlia, sapeva bene quanto era impegnata, aspettava sempre la sera con ansia per poterla sentire al telefono, per il vecchio quelle telefonate erano il bacio della buona notte e dormiva sereno, coccolato dalle parole premurose e amorevoli della figlia.

Tornando verso casa i pensieri e le preoccupazioni della figlia verso il padre aumentavano; sdraiata sul letto con le mani sulla faccia continuava a ripetere al marito: "perché  non vuoi che venga a vivere con noi? E' solo, un giorno potrebbe accadergli qualcosa di brutto e io potrei non arrivare in tempo e non me lo perdonerei mai, lo capisci? Sai cosa mi ha detto oggi? Che c'era il sole. Ti rendi conto? E' piovuto tutto il giorno e lui ha detto che c'era il sole. Sta peggiorando....".

Il marito si sdraiò accanto alla moglie, la prese tra le braccia e con infinita dolcezza le disse: "Amore ogni volta è la stessa storia, sai bene che non dipende da me e nemmeno da te. Ricordi cosa disse tua madre? Tuo padre è una bravissima persona, con un gran cuore ma un testone, se lo levi dal suo ambiente lo farai morire prima del tempo. Sai quanto è legato a quella casa, lui vive di ricordi e allontanarlo dalla sua terra, dal suo orto... da tutto ciò che può recargli solo gioia gli provocherebbe un dolore immenso. Ormai sono anni che ne parliamo... Facciamo così, domenica andiamo da lui, ti accompagno e trascorreremo tutta l'intera giornata in campagna. Portiamo  i bambini così tuo papà sarà felice e tu cucinerai per tutti".

"Ma... come farai con il lavoro? Non dovevi finire la pratica per il tuo capo?"

"lavorerò sabato anche di notte, non preoccuparti amore, voglio vederti sorridere e ... ora via quel musetto triste! Me lo fai uno dei tuoi meravigliosi sorrisi?" rispose teneramente il marito

"Amore.... grazie!! Per questo ti ho sposato, perché ho il marito più dolce e più comprensivo di questo mondo, ti amo" disse

"Ti amo anche io, ora dormiamo perché è tardi".

Lei spense la luce sul comodino, era emozionata, non vedeva l'ora che fosse domenica e pensava cosa poter cucinare fintanto che si addormentò.

All'alba di una domenica mattina il gallo annunciava l'arrivo di una giornata davvero speciale.

Il vecchio scese dal letto, andò in bagno, si fece la barba, si lavò con cura le orecchie, il collo e le ascelle. Poi rientrò in camera, aprì il guardaroba e...:

"Dove ho messo il vestito grigio? Eppure mi sembrava di averlo riposto qui... Oh eccolo, me l'ha regalato mia figlia, voglio farle una bella sorpresa".

Il vecchio era talmente felice che non si accorgeva di parlare ad alta voce. Scese le scale e andò in cucina, si preparò una bella colazione a base di caffè latte e fette biscottate. Finito il tutto ripose nel lavandino, rigorosamente lavò la tazza. Spazzò in cucina, aprì le persiane di casa e le finestre. I primi merli fecero capolino sulla porta, il vecchio era solito dar loro il pane avanzato della sera precedente.

Poi andò nel pollaio e prese le uova ancora calde da sotto la gallina che non mancava mai di dargli qualche beccata. "Guendalina, quante volte te lo devo dire che le tue uova mi fanno bene, del male non ti faccio, mai potrei, e allora perché mi becchi? Testarda di una gallina!" e nell'uscire la sua amata gallina: "cooo cococo cooo cocococo dè" ed il vecchio soleva sempre dirle bonariamente:

"Guendalina burberina!".

Rientrando in casa ripose le uova nel piatto sul frigorifero in cucina, uscì nuovamente per andare a raccogliere qualche fiore di campo per poi riporli in un bel vaso al centro della tavola. Margherite, giunchiglie, crocus, un bel mazzolino di fiori. Soddisfatto rientrò in casa, si sedette e attese.

Il clacson della macchina annunciò l'arrivo della figlia:

"Nonnoooo, nonnoooo dove sei?"

Il vecchio s'alzò dalla sedia barcollando, tanta era l'emozione, aprì la porta.... I due bambini gli corsero incontro abbracciandolo e riempiendolo di baci, il nonno li baciava e continuava a dir loro quanto erano cresciuti. Fu una tale gioia per tutti! La figlia andò verso il padre e lo abbracciò, così fece il genero. Entrarono in casa con pacchetti e pacchettini, borse piene di roba, dolci, frutta.

Il vecchio: "Che bella giornata, c'è il sole finalmente!"

la figlia: "Papà... il sole c'era ieri, oggi purtroppo è nuvoloso"

Il vecchio: "No tesoro, oggi c'è il sole e ieri era nuvoloso".

La figlia spazientita non rispose, guardò il marito alzando gli occhi in alto e cominciò a spignattare.

La giornata fu ricca di discorsi, risate e ricordi, purtroppo per il povero vecchio si concluse presto. La partenza dei suoi cari ormai era imminente, sempre sorridente il vecchio salutò tutti e sulla soglia della porta attese lo scomparire della macchina.

Tutto taceva, il vecchio chiuse le persiane, andò a chiudere le galline nel pollaio, spense le luci della cucina e lentamente salì la scala per andare nella camera da letto. Era molto stanco ma tanto felice, si sedette accanto alla sua scrivania, tirò fuori dal cassetto un foglio con una penna e cominciò a scrivere, nel frattempo il telefono squillò:

"Papà.... tutto bene?"

"Si amore, stavo scrivendo una poesia"

"Hai ripreso a scrivere? Bravo papà, sono contenta, quando tornerò in settimana me la farai leggere?"

"certo amore, è per te"

"per me?"

"si piccola, per te"

"grazie papà, non vedo l'ora di leggerla..."

"grazie a te piccola mia, oggi c'era il sole e stasera il suo raggio continua a scaldarmi il cuore. Buona notte piccola mia"

"buona notte papà.... ti voglio bene, tanto".

La figlia a lungo pensò alle parole del padre: "stasera il suo raggio continua a scaldarmi il cuore...."

Passarono diversi anni dalla morte del vecchio, un quadro al centro della sala racchiudeva una bellissima immagine di bambina con accanto una poesia:

 

Ogni volta che ti vedo

ogni volta che mi sorridi

ogni volta che mi telefoni

ogni volta che ti preoccupi per me

ogni volta che sento i merli cantare

ogni volta che ritorni da me...

non esiste il brutto tempo

perché tu sei il sole

e la sera

i tuoi raggi arrivano ad

accarezzare il mio cuore

e la tua mano si posa

sul mio viso.

Tu sei il sole

e non esiste il brutto tempo

 perché ci sei tu,

ed ogni nuvola svanisce...

sole mio.

 10 dicembre 2007

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12/05/2009
Boscolandia

foto di Prediletta

La vostra vacanza tra mare e monti....

visitate il sito:

www.boscolandia.it

un luogo davvero incantevole...!!!

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11/05/2009
Mi verrebbe da piangere....

Ho fatto un bel pastrocchio...

mi verrebbe da piangere ma non è il caso..

Volevo sistemare il blog e ho cancellato

tutto involontariamente....

Tutti i miei post, tutti i vostri commenti...

Sono sempre la solita sbadata...

Piano piano sto reinserendo le poesie...

Prediletta

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